My vernacular memory

My verancular memory parte dalla decostruzione della categoria culturale dello spopolamento collocandola nella riflessione della critica antropologica sulla natura culturalmente costruita di territorio, spazio, luogo, movimento e sui nessi fondamentali per ragionare sulle auto ed etero rappresentazioni dello spazio anche grazie ad altri strumenti di indagine e di rilevazione dell’esperienza come la map-elicitation, la photo-elicitation, la place-elicitation. Attingere al mio repertorio di memoria vernacolare, attraverso l’incrocio di fotografie del mio passato e del mio presente, degli album privati e di quelli pubblici, mi ha permesso di avere una proiezione di fenomeni che transitano trasversalmente sia nella mia storia personale sia nella storia locale come le trasformazioni che ci proiettano nei vuoti, negli abbandoni ma anche nei processi di creatività culturale in un’area geografica specifica – quella dei piccoli paesi del Materano – come il mio paese di origine, Grassano. Nella sinergia tra pratica etnografica e narrazione di sé mi è stato possibile restituire visivamente la dimensione spaziale, soggettiva e collettiva, in cui le esperienze culturali e la lettura antropologica dei flussi di donne e uomini vanno a collocarsi. Durante il mio dottorato di ricerca, ho avuto la possibilità di interrogarmi sui modi in  cui la memoria  vernacolare veicola senso e significati culturali tanto nella mia storia personale quanto nella storia della mia comunità partendo dalle trame familiari per poi giungere alle trame di universi più ampi, fatti di storie che si addensano le une alle altre. 

In che modo ho inteso la memoria vernacolare?

La memoria vernacolare agisce sul piano dell’autorappresentazione, è una pratica che incorpora visioni ufficiali e private, ha una carica sovversiva che ci restituisce la vastità dei modi di intendere, vivere e rappresentare il rapporto dell’uomo con il tempo, attingendo alla storia di sé e alla storia dell’umanità intera, evocando immagini e visioni che ci permetteranno di entrare in sinergia con l’immaginario vernacolare che diviene proiezione del luogo di sé e di comunità. La fotografia vernacolare è permeata, così, dalla memoria vernacolare nei nodi, nelle connessioni dell’immaginario che siamo chiamati a evocare attraverso le sollecitazioni dell’incontro e nelle elicitazioni discorsive. 

La memoria è quindi un campo fecondo di indagine perché è uno spazio denso di rappresentazione dove emergono i rapporti e le pratiche che riempiono gli spazi pubblici, privati e simbolici ma emergono anche i dislivelli e idiosincrasie importanti da comprendere per entrare anche nei solchi della memoria dei luoghi e decostruire visioni coloniali, esotizzanti, monolitiche e essenzializzanti. 

Questa sinossi è frutto delle seguenti riflessioni:

  • Berardi Marina, The use of visual and digital methods in an ethnographic research on depopulation in Visual Ethnography Journal Vol. 12 n.1 2023

 

  • Berardi Marina, Vernacular imaginary, forms of visual memory, elicitation and aesthetic community in an ethnographic research in Visual Ethnography Journal Vol. 11 n. 2 2022

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