Prometeo e il Carnevale

Tricarico, Marzo 2014. Prometeo ci diede ali di fuoco per contenere il buio e per addolcire il disordine. Prometeo volle creare dalla tempesta delle sfide degli dei un’armonia per gli uomini. Sulla terra la traccia del passaggio del fuoco è segnata dal vento che lenisce timori e paure.

Sant’Antonio anacoreta e folle volle sfidare le fiamme degli inferi liberando chi lo incontrò dai propri gemiti.

Il carnevale è qui transumanza, transumanza di uomini che interpretano le stagioni, le stagioni del ciclo della vita, le stagioni del ciclo della terra. Una mandria di uomini/buoi con appesi al collo i propri campanacci solcano il tempo sospeso del carnevale per celebrare l’alternanza di vita e morte, per celebrare il ritorno di un tempo nuovo.

Nelle parole di Carlo Levi dinnanzi al carnevale di Tricarico ritroviamo il mito, il sacro e l’uomo.  “Il paese era svegliato, a notte ancora fonda, da un rumore arcaico, di battiti su strumenti cavi di legno, come campane fessurate: un rumore di foresta primitiva, che entrava nelle viscere come un richiamo infinitamente remoto; e tutti salivano sul monte, uomini e animali, fino alla Cappella alta sulla cima. Sant’Antonio, questo Prometeo contadino, inventore del fuoco, dell’addomesticamento degli animali, delle culture, questa divinità arcaica del mondo contadino, questo creatore delle sue origini, si stabiliva sulle cime, dove sorvegliano i paesi, nelle chiese cristiane che erano diventate poi i suoi sacri recinti.”