Dreaming Iraq

Nell’acqua che viene offerta permane la sorgente, nella sorgente permane la roccia e in questa il pesante sonnecchiare della terra, che riceve la pioggia e la rugiada dal cielo. Nell’acqua della sorgente permangono le nozze di cielo e terra. Questo sposalizio permane nel vino che ci è dato dal frutto della vite, nel quale la forza nutritiva della terra e il sole del cielo si alleano e si congiungono. Nell’offerta dell’acqua, nell’offerta del vino permangono ogni volta cielo e terra.
(M. Heidegger, La Cosa)
Dreaming Iraq. From ancient times to a new time.

Siamo in Iraq, al sud, a Ur. Una manciata di chilometri ci separano da Nassiriyah e 16 chimoletri da Abu Tbeirah. Questa è l’antica Mesopotamia, la culla della civiltà. In Mesopotamia si abbandonò l’oralità come unica trasmissione di sapere e l’uomo imparò a scrivere. È in quel momento che viene fatta coincidere la nascita della storia.
Nel tragitto che separa Ur da Abu Tbeirah incontriamo un Iraq diverso, un altro Iraq, un Iraq in cui non c’è la guerra e sognando questo Iraq avviene un incontro tra mondi culturali differenti. Un gruppo di archeologi porta alla luce importanti scoperte del terzo millennio a.C . Dal 2011 Ur, iscritta nelle liste del patrimonio UNESCO, ospita la Missione Archelogica italiana dell’Università di Roma “La Sapienza” e quella italiana è la prima missione straniera, avviata nel 2011, ad essere stata ammessa in Iraq dopo le Guerre del Golfo. Il patrimonio dell’antichità è un recupero di memoria e desiderio di un tempo nuovo, di un tempo in cui ricostruire a partire dal patrimonio tangibile e intangibile, materiale e immateriale.
La scoperta del mondo antico permette di scoprire la quotidianità in Iraq per guardare questo Paese con occhi nuovi e diversi. Alcune parole evocano delle sensazioni che sono radicate nell’immaginario collettivo, alcune parole evocano paura, terrore e l’Iraq è una di queste parole. Per questo qui si vuole raccontare una storia diversa. Dreaming Iraq racconta il sogno di trovarsi in un Paese che spaventa, racconta il sogno di chi vorrebbe che il proprio Paese si risvegli da un incubo.
Scavare nel proprio passato millenario porta alla luce cose che hanno un valore che va oltre l’apparente immobilità degli oggetti. Queste cose sono la misura di un’umanità che sogna e desidera, cose come essenze. Il presente così diventa davvero un ponte tra la memoria e il futuro. Gli oggetti diventano portatori di resilienza e riscatto.

Vivere assieme agli archeologi a Ur significa svegliarsi mentre fuori è ancora notte fonda per iniziare un breve viaggio verso Abu Tbeirah. Lì si lavora assieme alla squadra di archeologi e operai iracheni, lì l’umanità si affratella. Lì le differenze sono un valore perchè si prova a conoscere e riconoscersi nell’altro.